Giungono, come ogni anno, piovose, gratuite, ingiustificate critiche alle somme che liberamente i confratelli scelgono di devolvere ai piedi della Vergine Addolorata, agli altari della Reposizione e ai simboli dei Misteri.

Domenica scorsa si sono svolte le cosiddette gare. Una tradizione vuole che la Domenica delle Palme i priori delle due confraternite convochino un’assemblea straordinaria, alla quale tutti gli iscritti possono partecipare, se in regola con l’Amministrazione. Nessun altro è ammesso. La Confraternita si rinchiude, assorta, in un momento di devozione unico. C’è l’aggiudicazione dei simboli, delle sdanghe o della posta.

Un momento unico di assoluta carità cristiana che solo chi vive, ama e soprattutto conosce questi riti può capire. E li che si donano i propri risparmi. Si, esatto. Risparmi. Perché il confratello “stipa” durante tutto l’anno (e forse anche più) le proprie risorse. Li il confratello decide di mettere a disposizione di un’intera comunità ciò che ha prodotto, essendo cosciente che saranno utilizzate in gran parte per le tante ed importanti iniziative di volontariato, di solidarietà cristiana, di condivisione che da sempre li contraddistingue.

Scagli la prima pietra chi è senza peccato. Chi osa mai criticare chi sceglie di finanziare l’acquisto di un auto da capogiro, chi si permette di denigrare chi sceglie, sempre con i propri risparmi, di farsi la vacanza ai Caraibi, piuttosto che la moto da 250 km/h. Chi è cosi irrispettoso da criticare le scelte altrui?

Lo spirito del sodalizio, la fratellanza tra i confratelli, e l’affetto verso la Mamma sono fondamenti unici, indescrivibili, comprensibili solo a chi riesce a guardare questi Riti con gli occhi dell’amore.

Nessuno obbliga i confratelli a mettere a disposizione le proprie offerte. 

Nessuno indica la cifra, la somma o l’impegno per aggiudicarsi un simbolo. Non c’è una base di partenza o un minimo da raggiungere. Niente di tutto questo. Sono gli stessi confratelli a scegliere liberamente cosa possono offrire alla comunità. Si perché le loro offerte sono per l’intero territorio. Attraverso queste somme le Confraternite si occupano dei bilanci dei sodalizi. I soldi servono per restaurare statue e simboli. Curare le mozzette e gli abiti. Impegnare le bande e i musicisti. Ma soprattutto servono per aiutare chi ne ha realmente bisogno. E da li che nascono progetti come quello della Casa per i senza tetto o quello del Centro Alimentare. O le borse di studio per i giovani tarantini.

Ma tutto questo la gente che critica lo sa? 

Le attività delle confraternite trovano la massima condivisione partecipata nel periodo quaresimale e soprattutto nella Settimana Santa. Ma le azioni si sviluppano durante tutto l’anno: accrescono il senso di appartenenza alla Chiesa Cattolica, sviluppano lo studio dei testi biblici, promuovono il culto verso la Beata Vergine Addolorata. Sotto la guida spirituale di un parrocco ma sotto la direzione di un Priore, di un consiglio di Amministrazione, degli officiali minori e di un’organizzazione, mirano a strutturare le attività soprattutto nei periodi non compresi nel periodo quaresimale, quando occorre, con maggiore incisività, diffondere la carità cristiana.

In una società che si regge ormai sul futte cumbagn occorre apprezzare e soprattutto stimare chi sceglie di offrire i propri sacrifici in un’opera penitenziale che rappresenta la massima espressione della pietà popolare. E per quei confratelli, devoti alla Vergine, che non possono donare il Priore dedica una posta, senza alcuna richiesta.

Le critiche giungono da chi non conosce. Chi non sa che, per esempio, che prima della quarta domenica di Quaresima un’importante appuntamento è fissato nel calendario delle Confraternite: la via Crucis destinata ai detenuti nella Casa Circondariale di via Speziale. Un impegno che rappresenta la consapevolezza che chi ha sbagliato e sta scontando la sua pena ha lo stesso diritto di vivere questo periodo di chi non ha commesso pene da scontare in carcere ma resta peccatore davanti a Dio. La Via Crucis all’interno della Casa Circondariale è un vero momento di condivisione partecipata: sia per un potenziale innocente e sia per un certificato colpevole. Sono tutti bisognosi di essere compresi e aiutati, e non giudicati. Il detenuto è prima di tutto un’essere umano. Ed è lo spirito che li spinge ogni anno in questa missione che vede i confratelli entrare anche nell’Ospedale SS.Annunziata e nella Cittadella della Carità. Perché anche gli ammalati hanno bisogno di vivere questi Riti.

I giorni di Quaresima sono i più lunghi. Gli eventi, i pellegrinaggi, le processioni della Settimana Santa rappresentano i momenti più intensi soprattutto per la partecipazione popolare. Ci sono tarantini emigrati che, dovendo scegliere quando tornare nella città natìa dove ci sono gli affetti e i legami primordiali, preferiscono, senza esitazione, utilizzare i giorni di ferie o quelli di disponibilità dal lavoro e dalle attività di tutti giorni proprio nella Settimana Santa. Le confraternite hanno tanti iscritti che per ragioni diversi non vivono a Taranto. L’organizzazione non conosce limiti geografici ne temporali. Si nasce o si diventa confratelli, ma difficilmente si sceglie di lasciare questa stretta comunanza di servizio con la Chiesa Diocesana.

La domenica delle Palme e’ dedicata alla benedizione dei ramoscelli d’ulivo. Ci si scambia i primi auguri. Poi la Santa Messa. Un giro veloce in via Duomo e uno su via D’Aquino. Un pranzo veloce, un caffè, quattro chiacchiere con parenti ed amici e la tensione sale, arriva quasi alle stelle. Gli occhi sono sempre rivolti verso l’orologio, il tempo sembra non passare mai. Quante notti insonni, quante farfalle nello stomaco, ma soprattuto quante preghiere, quanti sacrifici, quanti sforzi. Poi arriva l’ora. Ci siamo… tocca. E come se tocca. Il priore ha convocato l’assemblea straordinaria. Ci sono le cosiddette “gare”. Si prende la via. Pronti. Con il cuore che va a mille.

Il pensiero solo a lei, alla Mamma e a lui, suo Figlio. Ci siamo… l’attesa è finita.

Chi critica conosce queste emozioni? 

Giovedì Santo. Pensieri, preoccupazioni, assilli ma anche passione, spiritualità, preghiera. Queste sono alcune delle sensazioni che ogni confratello prova. Ma chi li guida, per forza di cose e per la grande responsabilità per il quale è stato nominato, è come se avvertisse queste emozioni in tono amplificato. La Santa Messa in Coena Domini, l’Adorazione Eucaristica,  l’uscita delle prime Poste del Carmine. E poi la vestizione dei Confratelli, la Troccola che li richiama dietro l’altare, la benedizione dell’Arcivescovo e finalmente la Mamma sulla soglia della Chiesa con la banda che suona A Gravame. Quando l’Addolorata lascia San Domenico è come se terminasse già un percorso. Quello dell’attesa. Li una parte delle  preoccupazioni svaniscono, ma è li che paradossalmente inizia una nuova strada, quella del pellegrinaggio, della sofferenza, della passione. Un impegno che non smette mai di affievolirsi.

Le emozioni che avverte un confratello durante la Quaresima non si possono descrivere. Sono sensazioni personali. Uniche. Momenti di assoluto trasporto che iniziano giorni prima, quando si esce l’abito di rito dall’armadio, e lo si appende nella stanza. O quando si prende la mozzetta dal priore d’abito. Si sente l’aria dei Riti. Si iniziano ad avvertire i primi brividi. Il Giovedì Santo non conosce impegni, appuntamenti, che non siano quelli legati alla Settimana di Passione. Si prende l’abito, si scende nel borgo antico, si sale sul Pendìo…e poi su nei locali della Confraternita. Ci si veste, i crociferi avvertono il freddo del marmo posto sulla pavimentazione, il vociare dei fedeli e l’adorazione delle consorelle inizia a farsi sentire. Poi le maniglie di metallo sbattono, il troccolante chiama: è ora. Tutto ha inizio. E’ un vortice di emozioni. C’è chi aspetta di scendere le scale e coprire il capo. Chi le note della marcia del Maestro Bastia. Chi immagina il rientro.

Prima di tutto questo però si consuma un momento particolare, carico di significato: il priore cede il bastoncino di comando della Confraternita al Trono. Per tutta la durata del pellegrinaggio saranno tre confratelli a sostituirlo nel rappresentare il governo confraternale. Proprio in uno dei momenti più toccanti il priore è come se si facesse da parte. Questa cessione identifica simbolicamente la capacità degli iscritti e in questo caso della guida di responsabilizzare tutti i confratelli e renderli partecipi dei compiti a lui delegati. Tutti i confratelli sono uguali. Ognuno è parte integrante e fondamentale del sodalizio.

Poi finalmente arriva.

Otto confratelli hanno il compito di portare le sdanghe della Madonna Addolorata. Quattro cosiddetti sdanghieri in abito di rito, senza il cappuccio, e quattro forcelle in abito nero e cravatta a farfalla. Sono gli ultimi elementi della processione a lasciare la chiesa di San Domenico. Le forcelle, aiutate da altri confratelli, hanno l’onere e l’onore di scendere le scale del tempio con la statua della Beata vergine sulle spalle. Un operazione delicatissima. Un momento denso di emozioni in cui esiste solo la devozione, la fede e l’amore verso la Mamma.

Quindi… prima di criticare, sappiate, e poi, con spirito oggettivo, dite la vostra. Se proprio è necessario.