L’antica tradizione de “l’Ottava dei Morti” a Taranto

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L’Ottava dei Morti è una tradizione antica che affonda le sue radici nella liturgia cattolica
e nel bisogno, profondamente umano, di mantenere vivo il legame con chi non c’è più. Per comprenderne appieno il significato – e capire perché a Taranto questo appuntamento sia così sentito – è utile partire dal quadro generale e poi scendere nel dettaglio della realtà ionica.

Che cos’è l’Ottava dei Morti

Nel calendario liturgico cattolico, il mese di novembre si apre con due date centrali:
il 1° novembre, solennità di Tutti i Santi, e il 2 novembre, Commemorazione dei Defunti. Sono i giorni in cui la Chiesa invita i fedeli a rivolgere una particolare attenzione ai santi e alle anime del Purgatorio, attraverso visite ai cimiteri, Messe di suffragio e momenti di raccoglimento familiare e comunitario.

Accanto a queste ricorrenze esiste, da secoli, la pratica dell’“ottava”: un periodo di
otto giorni che prolunga la festa principale, mantenendone vivo il clima spirituale. In questo contesto, l’Ottava dei Morti non è una festa distinta, ma un arco di tempo in cui comunità e famiglie continuano a dedicare preghiere e gesti concreti ai propri defunti.

In molte realtà italiane, soprattutto nel Mezzogiorno, questo periodo ha dato forma a consuetudini popolari radicate: rosari recitati in casa “per l’ottava”, visite quotidiane al cimitero, candele accese davanti alle fotografie dei propri cari, piccole devozioni ereditate dai nonni e trasmesse alle nuove generazioni. È un modo per dire, con i gesti prima ancora che con le parole, che nessuno viene dimenticato.

Novembre, il mese della memoria

Proprio per la forte concentrazione di ricorrenze legate al ricordo dei defunti, novembre viene spesso chiamato il mese della memoria. Non si tratta soltanto di un fatto liturgico, ma di una dimensione che tocca la vita quotidiana: si visitano le tombe, si sistemano fiori e lumi, si raccontano ai più giovani le storie di chi non c’è più.

L’Ottava dei Morti prolunga questo clima: giorno dopo giorno, per otto giorni, la memoria si fa cammino interiore, preghiera discreta, sguardo rivolto al passato ma aperto alla speranza cristiana della risurrezione. È un tempo in cui la comunità si riscopre unita anche attraverso la condivisione del dolore e del ricordo.

L’Ottava dei Morti a Taranto: il pellegrinaggio verso il cimitero

A Taranto, l’Ottava dei Morti assume una forma particolarmente suggestiva e coinvolgente: un pellegrinaggio a piedi verso il cimitero urbano, un lungo cammino di popolo che chiude idealmente il ciclo delle celebrazioni iniziato il 2 novembre.

Conosciuto anche come “Pellegrinaggio della Buona Morte”, questo rito vede la
partecipazione delle confraternite, delle Pie Unioni, delle società di mutuo soccorso e di tanti semplici fedeli. Sfilano gli stendardi, talvolta senza abito di rito, mentre la
città osserva questo lento snodarsi di passi che sembrano cucire insieme la memoria personale e quella collettiva.

Per lungo tempo il pellegrinaggio è partito dal Santuario del Santissimo Crocifisso,
luogo caro alla devozione tarantina. Qui, un momento iniziale di preghiera e riflessione dà il via al cammino verso il cimitero di San Brunone. Durante il percorso si alternano recita del Rosario, canti, meditazioni e brevi soste: l’intera città diventa una sorta di via spirituale che conduce verso il luogo del riposo terreno dei propri cari.

Negli ultimi anni, anche per esigenze legate al traffico e alla sicurezza, il punto di partenza è stato talvolta spostato, ad esempio alla chiesa di San Francesco de Geronimo nel quartiere Tamburi. Cambiano le modalità organizzative, ma resta identico il cuore della tradizione: camminare insieme verso il cimitero, in segno di fede, di memoria e di affidamento alla misericordia di Dio.

Colori, simboli e atmosfere dell’Ottava tarantina

L’Ottava dei Morti, a Taranto, è fatta anche di colori e simboli. Il nero richiama il lutto, le vesti delle confraternite, il tono severo ma composto delle marce funebri.

Nel corteo verso il cimitero, questi elementi prendono forma concreta: gli stendardi che sventolano al vento, i ceri che rischiarano la strada, i volti assorti dei fedeli, la presenza discreta ma significativa dei giovani accanto agli anziani. Ogni gesto, ogni passo, ogni sguardo contribuisce a comporre un affresco di fede e umanità che racconta molto più di mille parole.

Il cammino è accompagnato dalle marce funebri, un’altra grande tradizione
tarantina legata soprattutto ai riti della Settimana Santa. Le note, lente e penetranti, sembrano dare voce a sentimenti che spesso è difficile esprimere: nostalgia, dolore, ma anche gratitudine e affidamento.

Confraternite e comunità: un tessuto vivo tutto l’anno

L’Ottava dei Morti mette in luce un aspetto fondamentale dell’identità religiosa di Taranto: il
ruolo delle confraternite. Spesso associate solo alla Settimana Santa, in realtà esse
scandiscono il ritmo dell’anno liturgico con diversi momenti di preghiera e iniziative spirituali, tra cui proprio il pellegrinaggio per l’Ottava.

Anche quando, per varie ragioni, il cammino verso il cimitero non può svolgersi nella sua forma tradizionale, le confraternite e le comunità parrocchiali continuano a proporre oratori di preghiera, adorazioni, rosari e meditazioni dedicati alla memoria dei defunti. È un modo per non spezzare il filo della tradizione e, allo stesso tempo, per adattarlo alle esigenze del presente.

In questo intreccio di devozione, organizzazione e partecipazione, l’Ottava dei Morti diventa uno specchio della città: racconta il suo modo di vivere il dolore, la speranza, la fede, la
solidarietà tra vicini di casa, parenti, amici.

Un ponte tra passato e presente

In un’epoca in cui molte tradizioni rischiano di essere dimenticate o ridotte a semplici ricordi folkloristici, l’Ottava dei Morti a Taranto continua a rappresentare un ponte prezioso tra passato e presente. Da un lato custodisce l’eredità di secoli di liturgia e devozione; dall’altro, si rinnova nelle scelte concrete della comunità, che ogni anno rilegge e ripropone questo rito alla luce delle necessità contemporanee.

Il mese di novembre, così, diventa per Taranto molto più di una parentesi nel calendario:
è un tempo in cui la città si ritrova, cammina insieme, si stringe attorno alla memoria dei suoi defunti e riafferma, con la semplicità dei gesti, che chi ci ha preceduto non è mai davvero lontano.

È proprio in questo intreccio – tra liturgia e tradizione popolare, tra confraternite e famiglie, tra silenzio e musica, tra dolore e speranza – che l’Ottava dei Morti tarantina trova la sua forza e la sua attualità, anno dopo anno.

 

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