(Nella foto, da sin.: Mons. Gerardo, la Presidente Basile, il Priore Papalia e il segretario Vozza)

Mezzo mondo ormai conosce i Sacri Riti della Settimana Santa Tarantina, eppure non bisogna dare per scontato che i tarantini sappiano tutto di essa.

Sul fascino di queste tradizioni secolari il Rotary Club Taranto Magna Grecia ha voluto saperne di più invitando a relazionare i due protagonisti di questa nuova e bella stagione religiosa: il Padre spirituale dell’Arciconfraternita del Carmine, Mons. Marco Gerardo, e il Priore del sodalizio, Antonello Papalia. Come a dire, le solide fondamenta della fede e, insieme, il pilastro svettante verso il cielo della pietà popolare.

“Perché, come ha detto subito Mons. Gerardo, da una parte c’è la liturgia, ovvero i sacramenti, le preghiere, la ritualità canonica; dall’altra c’è la pietà popolare, cioè una serie di modalità di vivere e rappresentare la fede più comprensibili dal popolo.”Nel passato – ha precisato il canonico del Capitolo Metropolitano – non sempre la liturgia è andata d’accordo con la pietà popolare, ma ormai da tempo si è compreso che la seconda  si integra alla prima”. Anche nella Bibbia, ha aggiunto Mons. Gerardo, troviamo i Salmi che sono le preghiere spontanee del popolo. Nel Medioevo, non solo nascono i dialetti a fronte dell’ufficiale lingua latina, ma nascono le confraternite che creano delle sacre rappresentazioni in vernacolo. “La pietà popolare e i suoi riti  rendono più libero il rapporto con Dio – ha concluso l’Assistente dell’Arciconfraternita – e anche più coinvolgimento e immediata comprensibilità”.

Da parte sua, il Priore Antonello Papalia (che ha saputo, in questi anni,  aggiungere una miriade di nuove iniziative pur nel solco della tradizione più rigorosa) ha vantato i 250 anni della Confraternita del Carmine e i suoi duemila iscritti che ne fanno la più grande della Puglia. Quindi,  ha sviluppato il proprio intervento su una serie di flash  sui Riti. Ha parlato dell’assemblea per l’aggiudicazione dei Simboli, col suo carico di speranze ma soprattutto di sacrifici dei confratelli che spesso si privano di tutto il superfluo, durante l’anno, per un sogno, o un voto; della struggente “nazzicata”, il tipico dondolio dei “perdoni”,  con la quale cullano se stessi e la statua (“E’ come un voler chiedere perdono con dolcezza…E il peso, in tante ore si sente e si fa penitenza”);  le marce funebri, colonna sonora indispensabile  della Settimana Santa tarantina, suonata da bande cittadine  o forestiere come quella di Castelluccio Valmaggiore (FG) portata a Taranto dal M° Alessio Carruozzo che per anni aveva vissuto nella nostra città come flicorno tenore della Banda della Marina Militare. Infine il rientro della processione dei Misteri, dopo 14 ore, quando a ogni confratello passa il freddo, il sonno e la stanchezza della notte e, giunti nuovamente  in piazza Carmine, vivono gli ultimi momenti fra i tre colpi del bordone del troccolante  al portone della chiesa e l’ultimo lungo “do” del finale della marcia  “Jone” che accompagna l’ingresso delle ultime due statue e la chiusura del portone”, è quanto si legge in una nota diffusa da Antonio Biella.

La Presidente del Club, Maria Teresa Basile ha concluso la serata consegnando ai relatori il gagliardetto del Club