La Confraternita S.S. Addolorata e San Domenico pubblica il primo Bilancio Sociale. “Ecco il nostro percorso”

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Presentato questa mattina nel salone dell’Affresco nell’Oratorio di San Domenico il Bilancio Sociale 2013-18 Confraternita S.S. Addolorata e San Domenico. Si tratta di un atto non obbligatorio, ovvero non previsto dalla legge ma voluto dal Consiglio di Amministrazione. Un documento che in modo chiaro e preciso evidenzia il percorso trasparente del priorato diretto da Raffaele Vecchi.

Il bilancio sociale o report CSR (rendiconto della corporate social responsibility) è un documento con il quale un’organizzazione, che sia un’impresa o un ente pubblico o un’associazione, comunica periodicamente in modo volontario gli esiti della sua attività, non limitandosi ai soli aspetti finanziari e contabili.

Le opere di Carità svolte

Centro Ragazzi, progetto “Bianco sul Nero”

La mancanza di un adeguato supporto educativo moltiplica le difficoltà scolastiche del bambino e del ragazzo favorendo il graduale innestarsi di un profondo senso di fallimento, spesso agito con comportamenti inadeguati e il successivo abbandono scolastico.Dall’anno 2014 questa Confraternita, accogliendo le istanze della comunità delle Suore del Sacro Costato che operano da anni come Centro Giovanile della Città Vecchia e che rischiava la chiusura per mancanza di operatori ed educatori, ha avviato un percorso di sostegno alla scolarizzazione per bambini e famiglie.8 educatori, volontari, confratelli e consorelle, ogni giorno sostengono le attività scolastiche e post scolastiche di 50 bambini e ragazzi per le fasce di età comprese tra la istruzione elementare e l’istruzione media.Il Bianco sul Nero oggi vive un percorso di attivismo sociale ed educativo che offre oltre 1500 ore di assistenza agli studi ogni anno.Il percorso è stato introdotto attraverso una attività di formazione ai formatori che ha coinvolto psicologi, pedagogisti ed educatori professionali. Un punto di orgoglio per tutta la famiglia confraternale dell’Addolorata e per i tantissimi simpatizzanti che si sono uniti alle attività di sostegno alla lotta all’abbandono scolastico che in Città Vecchia vede percentuali altissime ogni anno.

C.A.S.A. – Centro Addolorata per il Sostegno Alimentare –

Giugno 2013 la prima consegna. L’opera di carità del “Centro Addolorata per il Sostegno Alimentare” (C.A.S.A.) è stata fondata quasi spontaneamente, nel mese di Giugno dell’anno 2013 con l’intenzione di avvicinare la Confraternita dell’Isola Madre alle famiglie più povere e bisognose della Città Vecchia. Da una prima utenza di dieci famiglie, oggi il centro provvede in maniera continuativa e con cadenza quindicinale ad aiutare direttamente circa centocinquanta famiglie anche grazie ad una convenzione con il Banco Alimentare ONLUS.Ad oggi è costante il contributo delle collette e degli aiuti straordinari di confratelli, consorelle e cittadini. L’Opera non trascura il lavoro di evangelizzazione attraverso l’incontro settimanale del sabato per la preghiera alla Vergine.In numeri, sono assistite 350 persone in maniera continuativa anche e soprattutto attraverso l’autotassazione e le collette realizzate dai Confratelli e Consorelle. Oggi il Centro ha sede in via Duomo 16, presso il palazzo Melucci grazie alla magnanimità della famiglia Melucci che ne concede i locali gratuitamente, facendosi carico anche delle utenze.Il C.A.S.A. è divenuto un centro di ascolto ed anche di collaborazione tra confratelli, consorelle ed amici motivati esclusivamente dallo spirito di carità.

Il Pendio

Con 42 pubblicazioni a cadenza mensile, a partire dal mese di gennaio 2014 “IL PENDIO” racconta la vita della Confraternita della S.S. Addolorata e San Domenico e la sua presenza sul territorio della Città Vecchia e della intera Città di Taranto. La rivista mensile è il luogo di incontro e di espressione dei sentimenti dei confratelli e delle consorelle, dei redattori e dei collaboratori, che credono in questo strumento di comunicazione come opera di diffusione della memoria e della tradizione culturale tarantina. La rivista è aperta alla pubblicazione degli eventi di vita comunitaria, dei racconti che ruotano intorno ai sentimenti e alle emozioni della Settimana Santa e della storia confraternale di tutta la Città anche attraverso il racconto di esperti provenienti da altri sodalizi. “IL PENDIO” è la testimonianza storica delle opere di carità svolte sul territorio e da qualche anno anche il punto di comunicazione sul tema della “legalità” promosso in collaborazione con la Confraternita di Monreale a cui ci lega un importante gemellaggio.La rivista è oggi il punto di mediazione tra necessità di comunicare tra confratelli e la città e la conservazione della tradizione anche in collaborazione con la Piccola Biblioteca dell’Addolorata

Opera Sant’Anna

L’Opera Sant’Anna è stata fondata nel 2014 con l’intenzione di promuovere l’assistenza ai bisognosi mediante la donazione di capi di abbigliamento e giochi per bambini. La finalità di questa opera di carità è stata indirizzata principalmente ad assolvere ad una funzione basilare, per quanto non scontata, di dotare soprattutto le famiglie con minori in condizioni precarie, del minimo indispensabile affinché si possano vestire. Una condizione che ancora oggi nel 2018 è sintomo di una povertà diffusa sul nostro territorio.Parallelamente l’opera ha innescato un circuito virtuoso di riciclo creativo e testimonianza del consumo responsabile invogliando molti cittadini, confratelli e consorelle a non gettare abiti e giochi per l’infanzia ma a destinarli a questa opera di beneficienza. Enorme è stato il riscontro della comunità cittadina con offerte sempre costanti. Oltre 10 volontari si sono alternati nel tempo con la finalità di garantire che i beni donati fossero adeguatamente trattati o convertiti nel rispetto della dignità di chi li poteva ricevere. L’Opera ha garantito inoltre incessantemente il sostegno nei confronti dei senza fissa dimora e delle loro esigenze di vestizione in particolare modo nei mesi invernali. Sono state oltre 94 le attività di sostegno certificate grazie allo sforzo incessante di tutta la comunità confraternale.

Piccola Biblioteca dell’Addolorata

La Piccola Biblioteca dell’Addolorata è la via principale per riprendere la tradizione bibliografica cara alla comunità domenicana costruendo un ponte tra passato e futuro e garantendo il recupero di oltre 600 volumi, alcuni dei quali di pregevole valore storico, in parte custoditi oggi nel Museo Diocesano di Taranto. In controtendenza, la scelta di coltivare una biblioteca all’interno degli spazi confraternali, nell’epoca della comunicazione digitale, ha rimarcato il senso di dare la giusta importanza alla scrittura come segno della conservazione nel tempo della nostra memoria. La catalogazione delle opere, sui temi della Sacra Scrittura, della Teologia, della Storia delle confraternite e delle Testimonianze di vita cristiana, ha coinvolto 5 volontari e numerosi benefattori interessati al sostegno di questa iniziativa. La biblioteca conserva inoltre i discorsi del Priore e tutte le edizioni de “IL PENDIO” oltre alle riproduzioni audio dei concerti del “Lunedì di Passione” dal 1973 ad oggi. Sono fruibili al pubblico inoltre supporti audio-video dei pellegrinaggi del Giovedì Santo dal 1999 ad oggi. La biblioteca è la testimonianza di apertura al dialogo della confraternita con il territorio tarantino, custodendone gelosamente il culto e la devozione verso Maria Addolorata.

I numeri

Sintesi degli ultimi tre anni (importi arrotondati al migliaio di euro) 2015 2016 2017
Offerte raccolte e liberalità dei confratelli e delle consorelle 151mila 164mila 138mila
Investimenti in opere di mantenimento dell’Oratorio e della Parrocchia.
Cura delle attività del Culto.
38mila 44mila 43mila
Variazione percentuale media. 30,76% 34,78% 34,46%
Investimenti in opere di carità dirette in favore di bisognosi. 15mila 8mila 7mila
Variazione percentuale media. 48,90% 26,25% 24,85%
Investimenti in opere di restauro e mantenimento della cappella sociale. 4mila 5mila 2mila
Variazione percentuale media. 38,21% 41,55% 20,24%
Investimenti in opere di conservazione della tradizione.
Riti della Settimana Santa.
Festività Cataldiane e della Titolare.
75mila 91mila 89mila
Variazione percentuale media. 29,64% 35,59% 34,77%

Perché questo Bilancio Sociale 

Francesco Andrea Falcone Dottore Commercialista – Revisore Legale

Attraverso il Bilancio Sociale, la Confraternita della S.S. Addolorata e San Domenico vuole comunicare a tutti coloro che ne prestano interesse il proprio senso di responsabilità verso i propri iscritti, le azioni e i risultati sociali ed economici raggiunti in questi anni attraverso le attività dei confratelli e delle consorelle e le opere di carità realizzate.
Da alcuni anni la redazione del bilancio sociale è obbligatoria per Fondazioni, Imprese Sociali e Cooperative Sociali ed è facoltativa per tutti gli altri Enti che sentano l’esigenza di utilizzare questo strumento per consentire ai propri iscritti di confrontare i risultati ottenuti nella gestione con le finalità con cui il proprio sodalizio è stato istituito.

Il Bilancio Sociale deve rispondere a domande chiare:

  • Perché è stata svolta una determinata attività?
  • Quali risultati sono stati ottenuti per risolvere i bisogni della comunità?
  • Come l’attività è stata realizzata e quali sono i soggetti coinvolti?

Affinché il Bilancio Sociale costituisca uno strumento d’informazione efficace, devono essere rispettate alcune condizioni essenziali, in parte interne all’Organizzazione che redige il documento e, in parte, di natura più propriamente tecnica.

Più precisamente:

l’Organizzazione deve considerare la pluralità dei propri interlocutori, indicare il tipo di relazione esistente con i medesimi e valutare la coerenza tra i risultati raggiunti e i loro bisogni e aspettative; il rispetto di queste condizioni può anche non essere raggiunto nel breve periodo, ma deve certamente costituire un obiettivo da perseguire nel tempo;

la redazione del Bilancio Sociale prevede il coinvolgimento degli organi di governo, della struttura amministrativa, degli operatori interni all’organizzazione e delle diverse categorie di interlocutori;

la rilevazione delle informazioni qualitative e quantitative relative alle attività svolte dall’Organizzazione contenute nel Bilancio Sociale deve essere puntuale e continuativa (annuale);

presupposto essenziale è la creazione di un sistema informativo che entri a far parte degli ordinari strumenti di lavoro dell’organizzazione e sia idoneo a sistematizzare e aggiornare nel tempo gli indicatori utilizzati per la rendicontazione.

Il Bilancio Sociale è un documento pubblico, rivolto a tutti gli interessati a reperire informazioni ed alla valutazione dell’Organizzazione.
Con questo strumento la Confraternita della S.S. Addolorata e San Domenico si allinea alle indicazioni fornite sulla rendicontazione pubblica delle sue attività dall’Agenzia Nazionale per le Organizzazioni Non Profit e dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

La Confraternita 

Dott. Ing. Raffaele Vecchi – Priore

La Confraternita della SS Addolorata e San Domenico è stata fondata nel 1670 ed oggi dopo 337 anni dalla fondazione è retta da un Priore Ing. Raffaele Vecchi eletto nell’Assemblea confraternale del 26 maggio 2013 e la cui nomina è stata ratificata dall’Ordinario, SE Mons. Filippo Santoro nel giugno dello stesso anno.

Padre Spirituale della confraternita è Mons. Marco Morrone.

Il Priore nell’amministrazione è coadiuvato da un Consiglio di Amministrazione eletto costituito da due primi assistenti, un uomo ed una donna, due primi consiglieri e due consiglieri, anch’essi uomini e donne. Consiglieri, Francesco Mannara, Alessandro Caso e Giuseppe Orlando; consigliere, Marina Cordola, Carmela Donvito, Rosa Scianna. Cassiere, Angelo Lincesso. Segretario, Giuseppe Orlando. Economo, Pierino D’Ippolito. Priore d’abito, Pasquale Cianciaruso. Priore di banco, Giuseppe Maluberti. Cerimonieri, Dott. Ing. Gianluigi Vecchi e Dott. Giacinto Tortorella. Cerimonieri liturgici, Antonio Fornaro e Pietro Semeraro. Collaboratori, Giuseppe Di Stefano, Umberto Attolino, Tiberio Loperfido, Giuseppe Basile, Francesco Leggieri. Revisore dei conti, Vincenzo Cavarra, Giancarlo Roberti, Michele Riondino. Maestri dei novizi, Cosimo Labile e Veronica Ferraiuolo. Responsabili CASA, Giuseppe De Matteis e Raffaele Lucchese. Responsabile Bianco sul Nero, Gianluigi Vecchi. Responsabile Piccola Biblioteca, Veronica Ferraiuolo. Responsabile Opera Sant’Anna, Giuseppe Maluberti.

La Confraternita della SS Addolorata e San Domenico affonda le proprie radici nel XVII secolo e “nasce” imperneata sul culto di San Domenico e quindi su quello delle Beata Vergine Addolorata per la devozione ai Sette Dolori dell’Addolorata.

Come tante confraternite anche questa nasce dopo la battaglia di Lepanto che segna la vittoria dei cristiani sui musulmani nel 1571.

La confraternita fu fondata nella chiesa di San Domenico Maggiore di Taranto dai padri domenicani nel 1670, col titolo di “San Domenico in Soriano”, in ricordo degli eventi prodigiosi avvenuti in Soriano Calabro nel 1580 e con lo scopo di alimentare la devozione verso san Domenico, fondatore dell’ordine.La confraternita ebbe il regio assenso da re Ferdinando IV di Borbone – dopo 107 anni – nel 1777 e nello stesso anno si diede un nuovo statuto, che fra le varie regole imponeva che la carica di padre spirituale della congrega fosse un frate domenicano del convento.

A metà del XVIII secolo fu eletto padre spirituale della congrega il canonico abate Vincenzo Cosa, che volle introdurvi il culto della Madonna Addolorata, donando la statua che la raffigurava e la relativa “cassa delle robbe e delle cere”. In seguito alla pratica devozionale dei sette dolori di Maria il sodalizio ricevette nel 1794 dalla Real Camera di Santa Chiara di Napoli il permesso di solennizzare la festa della Madonna Addolorata (“festa grande”) con solenne processione della statua.

Al 1872 risale l’inizio del “pellegrinaggio della Vergine Addolorata” del Giovedì Santo in una forma molto simile a quella odierna, durante il quale i confratelli visitavano gli altari della reposizione portando in processione la statua dell’Addolorata (“festa piccola”).

E’ la Confraternita fra le più antiche ancora esistenti che ha adempiuto senza interruzioni di sorta ai fini per i quali è stata costituita: per confraternita si intende, ai sensi dei canoni 298 e seguenti del vigente Codice di diritto canonico, un’associazione pubblica di fedeli della Chiesa cattolica che ha come scopo peculiare e caratterizzante l’incremento del culto pubblico, l’esercizio di opere di carità, di penitenza, di catechesi non disgiunta dalla cultura.

Una Confraternita forte di 1400 fra confratelli e consorelle, giunta “viva” ai nostri giorni ed oggi integrata nel tessuto sociale della città di Taranto perché ripiegata sul territorio grazie alle sue opere di carità.

La Confraternita si interessa dell’”anima” e del “cuore” delle persone e grazie alle donazioni dei confratelli riesce a portare avanti un programma forte di presenza sul territorio.

Da secoli la Confraternita ha l’onore e l’onere di portare in Pellegrinaggio il simulacro seicentesco della Madonna Addolorata nella notte del Giovedì Santo, un simulacro questo che gli storici definisco “uno dei più belli e rappresentativi del dolore della Mamma di Gesù che cerca il proprio Figlio”. Un corteo pellegrinante di confratelli nel tradizionale “abito” nero di rito che percorre le stradine del centro storico di Taranto e le strade del borgo umbertino per un percorso di circa 10 km; un itinerario che parte dalla chiesa trecentesca di San Domenico Maggiore sulla via Duomo alle 23.45 del Giovedì Santo per rientrarvi alle 14 del giorno dopo, il Venerdì Santo, e che abbraccia sia la vecchia che la nuova città. Una processione fortemente sentita dal popolo tarantino che affolla l’uscita del simulacro e tutto il suo percorso; sono migliaia le persone presenti all’”uscita” della processione, composta da 15 coppie di confratelli, da tre mazzeri, da una Troccola, da un Trono, da due “pesare”, da una Croce dei Misteri, dal Simulacro della Vergine e da due complessi bandistici che accompagnano il lento incedere con il suono delle marce funebri. Questa è la processione di Taranto, la pietà popolare che si fa “vera”; chiunque è attirato spiritualmente dalla bellezza evangelica di una tale manifestazione di Fede. Un “mare” di persone attende l’apertura del portone della chiesa di San Domenico Maggiore alle 23.45 per vedere scendere la Madonna fra il suo popolo, un popolo orante e raccolto in preghiera che accompagna i confratelli dal cappuccio bianco calato sul viso a testimoniare la devozione verso la Vergine dei Sette Dolori ed un raccoglimento senza eguali che li terrà compagnia per quindici lunghe ore. Un’esperienza da vivere che testimonia l’amore di una donna, di una madre, verso un Figlio e verso una Città che rimane ancorata alle proprie tradizioni religiose, a secoli di storia e che racconta del vero carattere degli uomini e delle donne di Taranto, un carattere passionale, vivo e sicuramente amante della propria Madonna. Proprio di quella Madonna che, ogni anno, la notte del Giovedì Santo, si “dà” ai Suoi devoti consapevole che il proprio Amore può dare spessore e vera consistenza alla Vita di tutti. Una Madonna che questa Amministrazione ha inteso rendere partecipe della vita di ognuno di noi: sono stati tolti i cordoni attorno al simulacro, né forze dell’ordine, né scouts, né volontari della protezione civile; chi desidera si può avvicinare al simulacro della vergine e rivolgere la sua personale preghiera, chiedere una intercessione particolare, porgere un fiore ai sui piedi, senza ostacoli ma solamente col rispetto e l’amore che un figlio o una figlia danno alla propria madre.

Il Nostro Arcivescovo, Mons Santoro, ha avuto modo di sottolineare come “i riti della Settimana Santa sono una ricchezza ed una eccellenza della nostra terra in cui tutta la popolazione si trova coinvolta perché vede espressa la sua anima più profonda e più vera”, e Noi operiamo tenendo ben presente queste Sue parole, facendo tesoro dei Suoi insegnamenti, e proponendo al popolo dei fedeli i segni di una fede fervente e di una devozione secolare alla Madonna Addolorata. Mons. Santoro ha definito poi le confraternite come “una ricchezza del territorio ed un patrimonio da proteggere, da salvaguardare e da valorizzare ancor di più”.

Quindi l’essere “risorsa” di un territorio è insita nell’essere Confraternita: e risorsa lo siamo, lo siamo voluti essere, quando da settembre del 2013abbiamo aperto un centro di assistenza alimentare, il CASA (responsabili, Officiali Raffaele Lucchese e Giuseppe Dematteis), raccogliendo generi alimentari prima solamente tra i confratelli e le consorelle e poi convenzionandoci col banco alimentare, ed aiutando oramai 60/70 famiglie nel nostro centro storico; risorsa lo siamo quando questi aiuti alimentari li portiamo direttamente noi della Confraternita a casa di questi fratelli bisognosi, portando loro una parola di conforto, una preghiera, un approccio di verso, un sorriso, un confronto, una lettura di una pagina del Vangelo, ossia tutte cose che danno il senso della vicinanza umana. Risorsa lo siamo quando, sempre dal settembre del 2013, ogni giorno, 6/7confratelli e consorelle, si dedicano ai ragazzi del quartiere per aiutarli a fare i compiti scolastici, togliendo dalla strada i nostri figli, e parliamo del progetto BIANCO SUL NERO (responsabile, Officiale Gianluigi Vecchi), oppure quando ci dedichiamo alla raccolta, al selezionamento ed alla distribuzione di indumenti per chi non ha di che vestirsi cosa che succede nella cos’ detta OPERA SANT’ANNA (responsabile, Officiale Giuseppe Maluberti). Oppure quando abbiamo selezionato, catalogato e messo a disposizione gratuita di tutti circa 600 volumi di proprietà della Confraternita ed abbiamo creato una PICCOLA BIBLIOTECA (responsabile, Officiale Veronica Ferraiuolo) dando anche al nostro così difficile quartiere la possibilità di accedere alla cultura con la C maiuscola. Insomma oramai siamo, come ci piace dire, usciti dall’Oratorio e ci siamo fatti portavoce di quella chiesa in cammino che il nostro Papa ed il nostro

… il cuore rimbalza fra petto e testa e il tremolio alle gambe sembra non fermarsi mai … “A madonn ste jess”, si sente bisbigliare fra chi ti sta vicino e Tu sai che dentro di Te quelle parole ti richiamano alla mente mille e mille storie tarantine che solamente chi ha amato le pietre di Taranto vecchia può comprendere a fondo. Ti senti partecipe di una Fede unica che attanaglia le anime in una notte “forte” della vita del Confratello dell’Addolorata, che forgia pensieri, azioni e preghiere nella notte dell’Addolorata, nella notte del giovedì santo tarantino. Da secoli, da sempre, Tu, mozzetta nera dal medaglione a scritta fusa “mater dolorosa”, ti cali il cappuccio sul viso e, scendendo le scale del tempio trecentesco di San Domenico, accompagni la Vergine Addolorata nel pellegrinaggio che, fra vicoli e strade della tua città, porta alla preghiera ed al pensiero le migliaia di fedeli che si avvicinano a te. Da dietro quei buchetti neri intagliati sul tuo cappuccio guardi il mondo che è fuori, lo scruti, lo osservi; i rumori e il vocio arrivano ovattati e sulle tue labbra “sgrani” preghiere e grazie come hai sempre fatto. Ora però, sotto quel cappuccio, nella notte delle notti, la Madonna dal cuore nella mano sinistra, la Madonna di Taranto vecchia, ti infonde ogni grazia per far si che tu diventi l’interlocutore privilegiato di Cristo. Lo avverti il Suo calore, lo senti dentro, ed è proprio lui che ti sorregge in un pellegrinaggio doloroso e faticoso, in una nazzicata di appena 14 ore … le lacrime di Sua Madre durante questa notte sono gocce preziose che Ti purificano l’anima, gocce d’Amore che tu sai che quella notte germoglieranno nel cuore di qualcuno e lo porteranno vicino a Cristo come non mai; solo questo vale il dondolio di una notte, stretto col tuo compagno, al freddo ed all’umido delle nebbie tarantine … E’ la processione della Madonna Addolorata di Taranto, quella di Taranto vecchia, anzi, è il solo pellegrinaggio che nella settimana santa tarantina porta un simulacro che la Storia religiosa di un popolo ha consegnato alla devozione di una confraternita; la pietà popolare ha poi consegnato ai secoli, anno dopo anno, un unicum di cui tutti, religiosamente parlando, ne possono godere: il fascino di una fede salvifica, la bellezza evangelica di questa teoria di mozzette nere, il nero dei piedi dei Crociferi che toccano la nuda terra, il peso delle Pesare, la lucentezza dei pomi delle Mazze processionarie, il Bastoncino stretto nella prima Posta, ti portano in un mondo tanto vicino a Cristo che quasi lo tocchi con la tenerezza di chi ci crede, che quasi lo “vedi” vicino a te … e quando avverti fra la folla intensa il crepitacolo della Troccola allora capisci che il dolore di tua Madre sta per entrarti dentro, che Lei sta per avvicinarti e per sussurrarti tutto l’Amore che Cristo ha portato nella tua vita. La lunga teoria di ceri accessi tutta la notte e tutto il giorno successivo dietro il simulacro del seicento illumina il buio della notte ed esprime quanto sentito è questo pellegrinaggio: centinaia di fedeli, tantissimi a piedi scalzi, seguono il corteo processionario pregando e stringendo nelle mani grandi ceri a testimonianza delle vite che si vogliono dedicare a Lei ed ai Suoi atti d’Amore, sicuri che amare l’Amore di una Madre gemente e sofferente per il Figlio che muore è il miglior viatico per giungere a Lui, al nostro Signore. Passione e mistero nel pellegrinare dei Confratelli dell’Addolorata, dietro una Croce che porta sì i simboli della Passione di Cristo ma che resta, fra i tanti cappucci bianchi davanti a te, il segno da seguire in una processione che nel tuo cuore non finirà mai. Vita da Confratello dell’Addolorata.

Questo è il Confratello, questo è la Consorella dell’Addolorata, questa la sua Storia, questi i suoi pensieri e i suoi desideri, questa la sua devozione.