Le Confraternite, col loro radicamento sociale e popolare, possono contribuire a rendere più dinamica la vita della Chiesa”.

Lo ha detto a Taranto monsignor Juan Ignacio Arrieta, segretario del Pontificio Consiglio per l’interpretazione dei testi legislativi (l’equivalente, per la Chiesa, della Corte Costituzionale italiana) chiudendo, nella sede dell’Università di Bari, polo di Taranto, i lavori del convegno “Le Confraternite e le nuove sfide: fede, arte, diritto e terzo settore”.

Si tratta di una delle iniziative collaterali della mostra “Facies Passionis” in corso nella chiesa del Carmine di Taranto sino alla serata di domenica 24 febbraio. Per Arrieta, “in primo luogo le Confraternite devono porsi il tema della formazione dei propri aderenti e delle persone che si avvicinano al sodalizio. Ed è un compito di nuova evangelizzazione. Poi, e tante lo stanno già facendo, si tratta di occupare un posto di solidarietà, di assistenza e di volontariato, vivendo la carità. La formazione evangelica da una parte e dall’altra la formazione a vivere la carità. Una formazione culturale ed intellettuale, quindi, ed una umana perché il mondo del volontariato deve sempre più protendere alla solidarietà. La presenza nel territorio è quella che mantiene viva l’identità delle persone– ha aggiunto Arrieta – e il cammino delle Confraternite è dentro la Chiesa. A loro tocca vivere nel contesto attuale quello che hanno fatto in altre epoche: dinamizzare la vita dei cristiani. La Chiesa guarda con attenzione a tutto questo perché, laddove le Confraternite sono ben presenti, sono più efficaci con la loro azione rispetto a tante attività istituzionali, in quanto coinvolgono le persone, il loro spirito, la loro anima, e quindi sono più efficaci”.

Ad aprire il convegno è stato l’arcivescovo di Taranto, monsignor Filippo Santoro, il quale, riprendendo le parole di Papa Francesco, ha detto che “nella pietà popolare c’è una forza evangelizzatrice che non possiamo sottovalutare. Quando parliamo di nuova evangelizzazione, le espressioni della pietà popolare hanno molto da insegnarci”. Secondo l’arcivescovo di Taranto, “le Confraternite sono importanti nella formazione delle persone. Nell’ondata di individualismo, mettono l’uomo davanti alla fede”.

“E se si parla di Confraternite– ha aggiunto il vescovo di Castellaneta, monsignor Claudio Maniagola tentazione è quella di far emergere l’aspetto folcloristico delle tradizioni del passato. Invece le attività delle Confraternite e le loro manifestazioni sono espressioni di tradizioni con la “T” maiuscola perché esprimono valori. Valori utili, adatti ad oggi, perché ci dicono come la fraternità non sia un residuato”.

Ma le Confraternite e la Chiesa sono anche depositarie di patrimonio artistico. Per il generale dei Carabinieri, Claudio Vincelli, comandante delle Unità specializzate dell’Arma tra cui rientra quella dedita ai beni culturali e artistici, “l’impegno da 50 anni dei Carabinieri é quello di evitare che beni artistici, ma anche con un valore commerciale, possano essere sottratti dai luoghi dove è giusto che siano custoditi e consentiti alla visione di tutti. I Carabinieri di tutela patrimonio culturale si impegnano a riportare in Italia ciò che è stati trafugato dall’Italia, ma si impegnano, insieme ai ministeri competenti e alle soprintendenze, anche nel restituire ciò che è stato trafugato in altri Paesi e rinvenuto in Italia. L’attività di investigazione é continua, costante– ha affermato Vincelli – e avviene in diversi modi. Anche attraverso la ricerca on line per verificare che case d’asta, che pubblicizzano beni posti in vendita, non abbiano opere d’arte oggetto di furto o di trafugamento. Lavoriamo per portare in Italia ciò che è degli italiani e ridare ai Paesi stranieri ciò che é di loro proprietà”. “Le chiese, per la polverizzazione sul territorio nazionale, sono le più esposte ai furti  – ha aggiunto – perché sono anche prive di sistema di allarme e di quel controllo costante per evitare che possano subire l’azione di malintenzionati. Su questo c’è tutta un’attività dei Carabinieri, delle altre forze di polizia, degli organi dello Stato per sensibilizzare quanti sono tenuti a custodire queste opere d’arte”.

 

 

 

 

 

Una lettura e comparazione storica delle norme, dal Codice di diritto canonico del 1917 a quello del 1983, è stata invece fatta dal rettore della Pontificia Università della Santa Croce, professor Luis Navarro, per il quale le ultime disposizioni delineano “due regimi diversi, associazioni private e pubbliche, ma flessibili, aperti e collegati tra loro”. E sempre sulle Confraternite, monsignor Giuseppe Baturi, sottosegretario della Conferenza episcopale italiana, ha ricordato come la Cei, negli anni, abbia indicato al mondo delle Confraternite il cammino da fare, favorendone la crescita, la spiritualità, e “sottraendole a quel cono d’ombra che nel 1988 aveva portato la Chiesa a dire che “…Non mancano casi di dolorosa deviazione di queste singolari forme d’iniziativa apostolica dei fedeli…”. La riflessione – ha detto Baturi – è quindi utile: aiuta a crescere e permette a questi sodalizi di offrire un maggiore e migliore apporto alla Chiesa”.

Le Confraternite– ha rilevato dal canto suo il professor Gaetano Dammacco, dell’Università di Bari – esprimono volontariato, attenzione ai problemi sociali, carità, tutte attività che talvolta risultano avere poca attenzione dal sistema legislativo e giuridico ma che si impongono”. E il professor Marco Grumo, dell’Università Cattolica di Milano, prendendo spunto dalla riforma del terzo settore, ha invitato le Confraternite a fare della trasparenza un dato di fondo del loro agire “indipendentemente dal nuovo percorso normativo della riforma”. Grumo ha sollecitato le Confraternite a dotarsi di un “Bilancio di Missione” “uno strumento utile per comunicare e migliorarsi, dando conto di quale è il loro impatto ecclesiale, sociale ed economico”.

Tra i relatori, anche la professoressa Carmela Ventrella dell’Università di Bari, l’avvocato Francesco Lozupone dell’Università di Foggia, l’avvocato Francesco Zacà della Confraternita del Crocifisso di Gallipoli.

Ha portato il saluto del Carmine a tutti i presenti il priore dell’Arciconfraternita, Antonello Papalia.