Continua la nostra presentazione sui simulacri che saranno ospitati nella Chiesa del Carmine per l’edizione 2019 di Facies Passionis, la mostra organizzata dalla Arciconfraternita del Carmine che sarà allestita dal 20 al 24 febbraio 2019.

Tra i simulacri che saranno ospitati ci sarà la Madonna Addolorata di proprietà della confraternita Natività e dolori di Maria Santissima di Martina Franca.

La statua – artista sconosciuto – è fatta in legno come manichino, a sua volta rivestito in argento, lamina di argento sbalzato, o in velluto e seta, laminato in oro con ricamo in oro.

Nella Settimana Santa è portata a spalla da sei persone, tra portatori e sdanghieri della confraternita. Con abito diverso da quello della Settimana Santa, la statua è portata in processione anche a settembre per la festa liturgica dell’Addolorata.

La realizzazione risale al 1677 circa. La confraternita di Martina Franca è stata fondata nel 1621, priore Giuseppe Speciale, padre spirituale don Vito Magno. Nel 1825, al titolo istitutivo originario, è stato aggiunto quello dei “Dolori di Maria” con l’aggregazione all’Ordine dei Sette Dolori di Maria di Napoli.

La Processione dei Misteri a Martina Franca

La Chiesa di Sant’Antonio da Padova a Martina Franca

La chiesa di sant’Antonio da Padova e il convento annesso risalgono alla fine del XV secolo. Fu costruita da Frati Osservanti d’ispirazione francescana. Prese il nome di Santo Stefano, da cui ancora oggi il nome dell’arco che separa piazza XX settembre da piazza Roma, appunto Arco di Santo Stefano, benché abbia in cima una ben riconoscibile statua del patrono San Martino. Solo nell’Ottocento l’edificio verrà intitolato a Sant’Antonio da Padova.
La chiesa nasce in epoca tardo-gotica e riprova ne sono le incisioni epigrafiche collocate nell’intradosso degli archi, il terzo a sinistra e il primo a destra che segnano le date rispettivamente del 1499 e del 1500.

Le navate sono scandite da altari, nicchie di santi e quadri: quella di sinistra dal bellissimo crocifisso, da un altare sormontato dal quadro della Madonna delle Grazie (opera di Leonardo Antonio Olivieri, considerato il pittore più illustre del barocco martinese) e da un altare in legno, finemente lavorato da maestri salentini sormontato dalla statua di S. Francesco; la navata di destra è invece corredata da nicchie di santi, tra cui la statua di S. Antonio. L’interno conserva dunque una marcata impostazione medievale. Solo la navata di sinistra è stata ampliata e ricostruita ex-novo nel Settecento. La facciata è un ibrido fra elementi classici e motivi di ispirazione barocca.